«Non da oggi – scriveva Secchia - la stampa è un potente strumento di cui si serve la classe dominante per mantenere la sua dittatura. Il grande capitale non domina solo con le banche, i monopoli, il potere finanziario, il tribunale e la polizia, ma con i mezzi quasi illimitati della sua propaganda e della corruzione ideologica [...] Vi fu un’epoca, agli inizi dell’età moderna, fino alle rivoluzioni del secolo XVIII in cui, come ebbe a scrivere Lenin, la lotta per la libertà di stampa ebbe la sua grandezza perché era la parola d’ordine della democrazia progressiva in lotta contro le monarchie assolute, il feudalesimo e la Chiesa. Ma nella fase di decadenza del capitalismo la stampa conservatrice e reazionaria ha perduto ogni senso morale e ogni pudore. Il giornalismo al servizio dei gruppi imperialisti è una forma corrente di prostituzione. Il capitalismo in putrefazione ha bisogno per reggersi di mentire continuamente. La realtà lo accusa: dunque dev’essere falsificata. La fabbrica della menzogna è diventata arte, tecnica, norma di vita»

Il sindaco Sala, la comunità LGBTQ, Google, Uber e altro

Ci risiamo: Google è nuovamente accusata di abuso di posizione dominante e questa volta la causa parte dal Dipartimento di Giustizia statunitense [1].

Questo è solo uno dei numerosi procedimenti che negli anni hanno visto Google, Microsoft, Apple, Amazon, Facebook, Deliveroo, Uber e Netflix sotto accusa per abuso di posizione dominante oppure per evasione fiscale [2] e sfruttamento del lavoro pressoché in tutto il mondo, Italia compresa.

Inoltre, ricordiamo bene le rivelazioni di Edward Snowden sul ruolo che alcune di queste corporation hanno avuto nella sorveglianza di massa, in combutta con la statunitense National Security Agency (NSA), e nella compravendita di dati di miliardi di utenti.

Dovrebbe suscitare scalpore il fatto che queste aziende si mostrino al mondo come sostenitrici dei diritti civili nonché della parità di genere e di orientamento sessuale, mentre i loro reati hanno l'effetto di ricadere sulla testa della collettività e dei lavoratori.

Ci stupisce ancora che, come ogni anno, gli organizzatori del Pride a Milano e in altre città del mondo accettino calorosamente la sponsorizzazione e l'ingombrante presenza di certi "falsi amici".

Intanto il sindaco Giuseppe Sala mantiene ottimi rapporti con gruppi di pressione i quali, se si dicesse loro che molti milanesi "soffrono e hanno fame", risponderebbero "che mangino brioches" [3].

Riportiamo a questo proposito il volantino che fu distribuito in occasione del Milano Pride nel 2018.