«Non da oggi – scriveva Secchia - la stampa è un potente strumento di cui si serve la classe dominante per mantenere la sua dittatura. Il grande capitale non domina solo con le banche, i monopoli, il potere finanziario, il tribunale e la polizia, ma con i mezzi quasi illimitati della sua propaganda e della corruzione ideologica [...] Vi fu un’epoca, agli inizi dell’età moderna, fino alle rivoluzioni del secolo XVIII in cui, come ebbe a scrivere Lenin, la lotta per la libertà di stampa ebbe la sua grandezza perché era la parola d’ordine della democrazia progressiva in lotta contro le monarchie assolute, il feudalesimo e la Chiesa. Ma nella fase di decadenza del capitalismo la stampa conservatrice e reazionaria ha perduto ogni senso morale e ogni pudore. Il giornalismo al servizio dei gruppi imperialisti è una forma corrente di prostituzione. Il capitalismo in putrefazione ha bisogno per reggersi di mentire continuamente. La realtà lo accusa: dunque dev’essere falsificata. La fabbrica della menzogna è diventata arte, tecnica, norma di vita»

Ci ha lasciati un grande


Non se ne è andato solo il più grande calciatore di tutti i tempi, ma anche l'uomo Diego Armando Maradona, con tutte le sue contraddizioni, i suoi eccessi, il suo essere. E' tra quei personaggi di statura mondiale in cui è impossibile dividere la carriera da professionista dalla sua vita privata.

Cresciuto nel fango tra le baracche di Buenos Aires, è un emblema della rivalsa, incarnando lo spirito anticoloniale di tutto il continente latinoamericano e non solo, di tutti i popoli che vogliono liberarsi dalle catene dell'imperialismo yankee ed europeo. I mezzi di comunicazione ne stanno cantando le lodi, relegando  in un angolino quella che viene definita la sua controversa amicizia con Fidel Castro, con Hugo Chávez ed altri uomini importanti per il nostro pianeta.

Non sappiamo quanti milioni o miliardi di persone abbiano goduto nel mondiale in Messico del 1986 durante Argentina-Inghilterra, quando la "Mano de Dios" ha infilato la prima rete agli inglesi... immaginiamo tanti. Proprio in quell'occasione si è vista la storia di Diego: la scaltrezza, la furbizia, la capacità di adattarsi di un ragazzotto che non ha vissuto con la "pappa pronta", la rivalsa di un intero popolo contro l'arroganza imperiale inglese espressa soltanto quattro anni prima nella sporca guerra delle Malvinas, un goal per il ricordo di quei caduti, ma con la sua consapevolezza che anche la dittatura dei Generali argentini portava le sue gravi responsabilità.

Un uomo che non solo ha pagato a caro prezzo le sue sregolatezze, ma ha pagato caro anche il non essersi mai venduto a milionari contratti pubblicitari in cambio del suo addomesticamento al potere ed al tradimento della sua visione politica. La lunga amicizia con Fidel Castro risalente al 1987, il suo essere profondamente latinoamericano ed antimperialista, compatriota del "Che", altro non potevano che portarlo sulla via del marxismo.

Sul Comandante Chávez disse: "Andai in Venezuela per incontrare un grande uomo, invece incontrai un gigante". Ha continuato a sostenere il Venezuela anche dopo la morte del Comandante, infatti sono sue le parole "Saremo chavisti fino alla morte, quando Maduro me lo ordinerà combatterò come un soldato per un Venezuela libero, contro l'imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa più sacra che abbiamo".

Non solo con Castro, Chávez e Maduro; Maradona ha sostenuto tutti i leader progressisti dell'America Latina, da Morales ad Ortega, da Lula alla Kirchner.

Un bel saluto a colui le cui gesta sui campi di calcio rimarranno eterne, come eterno rimarrà il suo spirito rivoluzionario e antimperialista.

Ti sapremo ricordare.

I compagni e gli amici della Casa Rossa, 25 novembre 2020