«Non da oggi – scriveva Secchia - la stampa è un potente strumento di cui si serve la classe dominante per mantenere la sua dittatura. Il grande capitale non domina solo con le banche, i monopoli, il potere finanziario, il tribunale e la polizia, ma con i mezzi quasi illimitati della sua propaganda e della corruzione ideologica [...] Vi fu un’epoca, agli inizi dell’età moderna, fino alle rivoluzioni del secolo XVIII in cui, come ebbe a scrivere Lenin, la lotta per la libertà di stampa ebbe la sua grandezza perché era la parola d’ordine della democrazia progressiva in lotta contro le monarchie assolute, il feudalesimo e la Chiesa. Ma nella fase di decadenza del capitalismo la stampa conservatrice e reazionaria ha perduto ogni senso morale e ogni pudore. Il giornalismo al servizio dei gruppi imperialisti è una forma corrente di prostituzione. Il capitalismo in putrefazione ha bisogno per reggersi di mentire continuamente. La realtà lo accusa: dunque dev’essere falsificata. La fabbrica della menzogna è diventata arte, tecnica, norma di vita»

L'Italia con l'elmetto: in teatro, nelle università, nello sport e sui mezzi di comunicazione

 


Dopo la richiesta di Beppe Sala a Valery Gergiev, affinché prendesse le distanze dalle operazioni militari russe in Ucraina, ecco l'università Bicocca; evidentemente l'ufficio stampa del sindaco Sala ascolta le trasmissioni di Radio Popolare, ben noto media partner del Comune di Milano, del quale regolarmente rilancia le attività che dovrebbero avere una veste artistico-culturale.

Non appena si è diffusa la notizia che l'università Bicocca, per bocca della sua rettrice Giovanna Iannantuoni, aveva cancellato il corso sulla vita di Dostoevskij, per "evitare polemiche in un forte momento di tensione", una raffica di telefonate ha raggiunto la radio dimostrando come il provvedimento di Bicocca veniva giudicato dagli ascoltatori alla stregua di una ordinanza del MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare) di mussoliniana memoria.

Nella trasmissione ha parlato Paolo Nori, il docente che aveva curato il corso sui romanzi di Dostoevskij. Molto abbattuto, non riusciva a farsi una ragione per la cancellazione di un corso su uno dei massimi autori nella Storia della letteratura. Il professor Paolo Nori, in una sua dichiarazione, definisce la cancellazione del corso una cosa ridicola [1].

In realtà questa cancellazione non è una cosa ridicola, essendo invece un fatto di gravità inaudita.

La rettrice Giovanna Iannantuoni, appartenente a Comunione e Liberazione, si è lanciata in volo come un falco, per ghermire il povero professor Paolo Nori ed il suo corso. Evidentemente la rapace rettrice, dopo la telefonata intercorsa tra lei ed il nostro Beppe Sala, è dovuta tornare sui suoi passi. Il nostro Beppe, a sua volta, non ha mancato di prendere le distanze da colei che stava seguendo proprio il suo esempio.

In conclusione, questi episodi, insieme a quelli che si stanno verificando nel mondo dello sport ed in altri campi, sono null'altro che l'espressione della guerra ibrida, all'interno della quale ci hanno calati.

L'allargamento della NATO ad Est comporta anche questo genere di nefandezze, un costo che vogliono costringerci a sostenere. Limitarsi a definirlo una barbarie non basta.

La prima vittima della guerra è sempre la verità. Per "loro" dunque si può sacrificare anche Dostoevskij. Prepariamoci, non sarà facile, ma non ci limiteremo a dire "non ci stiamo".

È circa mezzanotte, ci giunge questa notizia di poco fa: «Nori: “Farò corso su Dostoevskij altrove, Bicocca vuole che parli di autori ucraini che non conosco”» [2].

La Casa Rossa, 2 marzo 2022

[1] Paolo Nori: "Bicocca cancella mio corso su Dostoevskij, ridicolo"

https://youtu.be/zljnCiy99xw

[2] Nori: "Farò corso su Dostoevskij altrove, Bicocca vuole che parli di autori ucraini che non conosco"

https://www.fanpage.it/cultura/nori-faro-corso-su-dostoevskij-altrove-bicocca-vuole-che-parli-di-autori-ucraini-che-non-conosco/

Sull'ultimatum di Giuseppe Sala al direttore Valery Gergiev

La richiesta del Sindaco di Milano Giuseppe Sala nei confronti di Valery Gergiev, direttore d'orchestra del Teatro alla Scala per la rappresentazione della recita "La dama di picche" di Tchaikovsky, perché si dichiari contro il proprio Paese, contro convinzioni che Gergiev potrebbe avere, del tutto legittime in uno Stato di diritto, è un atto grave ed inedito nella storia repubblicana del nostro Paese.

Il grave atto compiuto da Sala contraddice i principi su cui si fonda la Costituzione nata dalla Resistenza al nazifascismo, la quale nell'Articolo 21 sancisce che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Sala, anziché avventurarsi in prese di posizione che non favoriscono il dialogo, dovrebbe invece rivendicare a gran voce, essendo Sindaco della prima città Medaglia d'Oro della Resistenza, il rispetto dell'Articolo 11 della Costituzione stessa: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. 

Articolo 11 che oggi sembra divenire carta straccia, nel momento in cui importanti esponenti politici sono intenzionati a inviare militari italiani ai confini con la Federazione Russa.

La risoluzione dei conflitti non avviene attraverso dichiarazioni che alimentano discriminazione e divisione in schieramenti. Queste ricordano, al contrario, i tempi bui della nostra Storia quando per lavorare in determinati ambiti si necessitava di una certa tessera...

Il Sindaco Sala ha sbagliato e condotto una campagna vergognosa degna di chi ha già messo l'elmetto, incamminandosi su una strada scorretta e pericolosa.

Esprimiamo solidarietà e vicinanza al direttore d'orchestra della Scala Valery Gergiev, così come agli altri artisti russi del cast, senza contare che Sala evidentemente non è solo feudale ma anche ignorante: naturalmente non conosce i secolari rapporti artistico-culturali intercorsi tra il nostro Paese e la Russia.

La Casa Rossa Milano, 28 febbraio 2022

Nella foto: il direttore Valery Gergiev in occasione del concerto sinfonico da lui condotto il 5 maggio 2016 presso le antiche rovine della città siriana di Palmira, per commemorare le vittime della guerra siriana e per celebrare la liberazione della città dopo 10 mesi di duro assedio e saccheggio del sito archeologico da parte dei terroristi dell'ISIS.

Strage di Brescia: articolo di Repubblica

«La nuova inchiesta sulla strage neofascista di Brescia porta lì dove nessuno poteva immaginare. Il comando NATO di Verona» La Repubblica, 27 gennaio 2022

Ferdinando Imposimato, nel 2015, ci ha detto chiaramente:

«Nel corso delle indagini che ho fatto sulle stragi commesse in Italia, dalla strage di Piazza Fontana alla strage dell’Italicus, dalla strage di Piazza della Loggia alla strage di Bologna e alle stragi di Capaci e Via d’Amelio, nelle quali sono stati uccisi i miei colleghi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oltre agli uomini delle scorte, si è accertato che l’esplosivo utilizzato veniva dalle basi NATO. 

In alcune di queste basi, si riunivano terroristi neri, ufficiali della NATO, mafiosi, uomini politici italiani e massoni, alla vigilia di attentati. Questo è stato riferito da testimoni diretti. E questo accade dai primi anni Sessanta ininterrottamente, sicché io sono convinto che la NATO ha avuto un ruolo negativo nella dinamica democratica di questo Paese ma anche di altri Paesi dell’Europa.»

Ferdinando Imposimato,

Presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione

C'è da chiedersi dove fossero i giornalisti de "La Repubblica", considerando che Ferdinando Imposimato è un nome ben noto nel nostro Paese. Ancora una volta c'è da chiedersi: "ci sono o ci fanno?"


Il doppiopesismo di Draghi

 

- Draghi è "cauto" sul calcio

Draghi telefona a Gravina, presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC). Vuol "ragionare" con lui sulla presenza di spettatori negli stadi. Dopo un paio di giorni la FIGC si riunisce in assemblea e decide che le prossime due giornate del campionato si terranno con una presenza massima di 5000 spettatori.

- Draghi "tira dritto" invece sulla Scuola

Infatti ha stabilito che si ricominciasse ad andarci in presenza da lunedì 10 gennaio.

La prima azione, quella che riguarda il calcio, è indicativa: con il calcio si usano cautele che non si usano con la scuola, chiedendo se non sia ragionevole prevedere una riduzione delle presenze negli stadi. La seconda azione invece è meno timida: sulla Scuola si tira dritto.

Viene in mente che a breve i parlamentari, con i delegati regionali, eleggeranno il Presidente della Repubblica. Questo dare un colpo al cerchio ed uno alla botte suggerisce che Draghi sia guardingo: dopotutto è un uomo ambizioso e aspira al posto di Mattarella.

Sul calcio occorreva tirare dritto e dire che quegli assembramenti non fossero più consentiti, specialmente con l'epidemia che infuria. Sulla Scuola invece si doveva ascoltare clinici e Presidi, al cui grido di allarme si è invece fatto orecchio da mercante.

Tutto ciò è sufficiente per pensare che chi sostiene Draghi sia al minimo irresponsabile e compartecipe della sua politica ferocemente antipopolare, la quale sta ferendo il nostro Paese e determina un grave arretramento della condizione dei lavoratori.

La Casa Rossa

13 gennaio 2022