A Milano pochi mangiano in Sala
Per parafrasare qualcuno che esordisce sempre in modo “politicamente corretto” (riferendosi a una qualsivoglia platea) dicendo “do il benvenuto a tutte e tutti”, diremo che il 53% di tutte e tutti non si sono recate/i alle urne. Infatti il “politicamente corretto” condisce ipocritamente quello a cui stiamo assistendo: il “sacco della città”. Questo modo di parlare sta nel campo della superficialità, così come ci sta la cosiddetta “urbanistica tattica”, la quale (secondo Luca Beltrami Gadola) equivale al vecchio adagio latino “panem et circenses”. Questa forma di “educazione” evidenzia soltanto la grande ipocrisia di chi usa il termine “spazi sociali” come il prezzemolo.
Parlando di “sociale” provare per credere: i servizi sociali di Milano sono pressoché totalmente esternalizzati e di difficile raggiungibilità. Si provi a contattare gli uffici e si vedrà come le/gli assistenti sociali non riescano a seguire in modo congruo tutti i casi di coloro ai quali si dovrebbero dedicare. L'organico dei servizi conta ormai su un numero di operatori ridotto al lumicino: assunzioni nisba. Si vada a vedere anche le innovazioni introdotte dal non dimenticato ex assessore Majorino, passato dalla giunta Pisapia alla giunta di Beppe Sala, dal 2019 eletto nel Parlamento europeo. Costui ha lavorato in continuità con l'assessore Mariolina Moioli a cui aveva dato delega la sindaca Moratti. Si nota con chiarezza che neppure nel campo dei servizi sociali vi sia stata una discontinuità con la politica di centro-destra.
Va ricordato che nel 2011, mentre si stava insediando la giunta Pisapia, la dicitura della delega di Majorino non riportava neanche il termine “servizi sociali”: vi erano termini come “politiche sociali” e “cultura del benessere”. Evidentemente se si fosse scritto “servizi sociali” si sarebbe indicato troppo precisamente quei servizi con il loro nome e cognome, i quali invece non hanno ricevuto alcuna attenzione dall'ex assessore Majorino. Costui è ben noto per quella specie di “stati generali” ai quali ha convocato gli operatori del servizio pubblico, unitamente ad associazioni e cooperative. Una delle cose che ha chiarito fin da subito è stata che non si dovesse fare la guerra a Regione Lombardia, non mancando di suscitare qualche perplessità. Vale la pena di ricordare, a tale proposito, che per Regione Lombardia l'assessore che aveva delega alla sanità era il famigerato Giulio Gallera. Non vi è altro da aggiungere.
Per quanto riguarda l'attenzione dedicata a quelli definiti spesso i più deboli, che noi chiameremo in modo più classico i poveri, rimandiamo ad un articolo del mensile Vita il cui titolo è “Mercato Centrale Milano, lo specchio triste di una città che si sta perdendo” [1]. All'interno dell'articolo, dopo la descrizione del Mercato Centrale Milano sorto accanto al sottopasso Mortirolo, quel tunnel che attraversa alle spalle la stazione Centrale, dove dormono senza tetto e immigrati fra le auto che sfrecciano, si dice anche di quanti progetti urbanistici, ben 549, siano stati approvati dal Comune di Milano nel solo primo semestre del 2021. Un numero che supera addirittura quello dei progetti approvati nello stesso periodo del 2019.
Ritornando invece al termine “spazi sociali” vogliamo citare Luca Beltrami Gadola: “Lo spazio sociale più importante non è quello fisico ma quello dell’homo politicus, dove esso esprime e dibatte le sue idee, dove si confronta con gli altri e con chi governa da pari a pari, insomma lo spazio democratico”. Lo spazio democratico, aggiungiamo noi, è da intendersi come quello del Consiglio Comunale, dove i consiglieri rappresentano in aula il voto espresso dagli elettori, il voto popolare. Prosegue Beltrami Gadola: “Questo spazio si va restringendo e si governa con il surrogato della falsa partecipazione – una specialità milanese – anche qui panem et circenses ma soprattutto circenses: ecco una negazione della democrazia antifascista”.
In questa negazione stanno anche il disinteresse e la finzione di Sala. Costui ha definito spesso Milano come “città dell’accoglienza”, non dicendo una parola sul caporalato che si esercitava in Uber Eats a Milano, non pensando lontanamente, a tale proposito, di far costituire il Comune di Milano come parte civile nella causa che dovrebbe avere la sua prossima udienza il 18 ottobre 2021. Stessa cosa per gli operai della MM4, i quali venivano pagati 5,37 euro lordi all’ora, mentre il Comune versava per loro al consorzio MM4 ben 17 euro come paga oraria [2]: hanno qualcosa da dirci a tale proposito l’ex assessore alla Mobilità e Lavori Pubblici Granelli e il sindaco Sala? Essere antifascisti significa anche avere cura e attenzione per i lavoratori.
Nella stessa logica, quella che fa dire a un uomo definito “il re del mattone” (ma in altri tempi si sarebbe detto palazzinaro) come Manfredi Catella: “Milano ha avuto una visione. Merito di un sindaco, Gabriele Albertini, che ha identificato nella rigenerazione urbana una risorsa”. Aggiunge inoltre Catella: “Poi, altre tre amministrazioni di diverso orientamento politico tra di loro, hanno agito in continuità”.
Giornalisti della nostra stampa dinanzi al tema del lavoro
Breda: omertà, lotta, solidarietà operaia, repressione
«La nostra lotta contro i morti sul lavoro e di lavoro, a sostegno delle
vittime dell’amianto e delle sostanze cancerogene, per la ricerca della verità
sulle cause delle malattie e della morte di tanti nostri compagni di lavoro, ha
dato e da fastidio a molti. In questi anni molteplici sono stati i tentati di
criminalizzarci. Un muro di complicità e omertà ha unito per lungo tempo padroni,
governi, istituzioni, partiti e sindacati.
Dal 1996 al 2000, dopo le prime denunce alla Procura di Monza e Milano le
minacce verbali e le telefonate anonime, a tutte le ore della notte, contro i
membri più in vista del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di
Lavoro e nel Territorio (Giambattista Tagarelli, Giuseppe Gobbo, Michele
Michelino e altri ancora) sono state continue, nel tentativo di spaventarci e
farci desistere dalla lotta.
In quel periodo 20 processi furono archiviati perché il fatto che la fabbrica -
la Breda Fucine – fosse divisa al suo interno da una strada privata che faceva
da confine tra il comune di Sesto (sotto la procura di Monza) e quello di
Milano - generava continui conflitti di competenza alimentati dai dirigenti che
giocavano sulla competenza dei tribunali, aspettando la prescrizione.
Nel mese di febbraio del 1999 la lotta per far emergere la verità sui morti per
amianto alla Breda di Sesto comincia a incrinare il granitico muro dell’omertà
e dell’indifferenza delle istituzioni e si scontra anche con la stampa, che
continua a negare la strage operata dall’amianto.
Significativa è la posizione assunta dal noto giornalista Vittorio Feltri che,
in un articolo ripreso da vari organi di stampa fra cui il Giornale di Sesto,
nega che alla Breda ci siano stati morti per amianto, deridendo il contenuto
della lapide posta dai compagni di lavoro dei morti in loro ricordo. I
lavoratori e le vittime rispondono con una lettera indirizzata agli interessati
e per conoscenza ad organi di stampa:
Al Direttore del “Giornale di Sesto” sig. Stefano Gallizzi; e per conoscenza ai
direttori di: Il Borghese – La Repubblica – Il Giorno – Il Diario di Sesto la
Città di Cinisello B.- Radio Popolare – IL Manifesto – Liberazione.
Egregio Sig. Stefano Gallizzi, Abbiamo
letto sulla prima pagina del suo giornale che “il noto giornalista Vittorio
Feltri, ex direttore de IL GIORNALE e attuale responsabile del BORGHESE,
scrivendo al quotidiano politico IL FOGLIO ha espresso un commento” – per noi inaccettabile
– sulla targa che ricorda i morti di tumore da amianto e altre sostanze nocive
posta in via Carducci dai lavoratori della ex Breda a ricordo dei loro
compagni.
Feltri non sa che quella lapide e il monumento sovrastante hanno due storie
nettamente distinte, e li unisce in due giudizi categorici: il monumento (che a
noi proprio non interessa, perché è stato costruito – non certo da noi –
assieme ai nuovi palazzi di quell’area) è “abbastanza brutto per non essere
notato, mentre riguarda ai caduti per lo sfruttamento capitalista..... i loro
nomi non compaiono ….. perché qualcuno li sta ancora cercando”: così Lei
riassume i giudizi di Feltri, concordando in pieno con lui; e accodandosi alla
di lui totale ignoranza della storia di quella targa, che noi del “Comitato per
la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” abbiamo voluto
deporre al bordo dell’area ex Breda alla vigilia del 25 aprile di due anni fa.
Per correggere la vostra (di Feltri e Sua, sig. Direttore) disinformazione,
vogliamo farvi sapere che a tutt’oggi i morti accertati di tumore, solo alla
Breda di Sesto, sono 34; è vero , “ancora li stiamo cercando” (l’unica cosa
giusta che dice Feltri!), perché probabilmente ce ne sono stati molti altri, ma
l’omertà da parte di padroni, politici, sindacalisti e anche giornalisti non
aiuta certo la nostra ricerca.
Per esempio, noi abbiamo atteso invano di leggere sui giornali – compresi i
vostri , ovviamente – la notizia che da oltre due anni 17 cause sono state
depositate alla magistratura di Milano e di Monza per accertare la
responsabilità di queste morti. Sappiamo bene che ciò che vi indispone – Lei e
il sig. Feltri – non è la bellezza o la bruttezza del monumento di via
Carducci, ma – come Lei sembra candidamente affermare sul Giornale di Sesto del
26 febbraio 1999 – proprio il fatto che li sotto ci sia quella targa; e infatti
Lei dichiara “incredibile che nel 1997, a soli tre anni dal Duemila, qualcuno
abbia avuto il coraggio di far esporre una lapide con certi contenuti”
Signor Direttore, quella lapide l’abbiamo voluta, l’abbiamo fatta scrivere,
l’abbiamo pagata, l’abbiamo installata noi: no, non è questione di “coraggio”,
Signor Direttore; noi siamo semplicemente degli onesti lavoratori ex Breda,
compagni di lavoro di quei morti, noi e loro abbiamo lavorato assieme per anni
in Fonderia, in Forgia, alle Aste ed in altri reparti mattatoio in mezzo a
fumi, polveri e sostanze nocive di ogni tipo, e siccome aspiratori e altri
sistemi di sicurezza costavano troppo al “capitale” (e ce la lasci dire questa
parola!) a loro è toccato di morire, ad alcuni di noi di ammalarsi gravemente,
ed altri in futuro … chi lo sa?
Purtroppo, a questo punto non possiamo dire che anche i signori Gallizzi e
Feltri siano degli onesti lavoratori: se no, il loro mestiere di giornalisti
l’avrebbero fatto meglio: in questo caso, almeno, informandosi bene.
Voi che siete giornalisti “alle soglia del Duemila”, dovreste sapere anche che
Sesto San Giovanni era una delle città più inquinate d’Europa, fino a quando i
42 mila posti di lavoro delle sue grandi fabbriche non sono stati eliminati;
con quali conseguenze per i lavoratori interessati non è il caso qui neppure di
accennarlo.
Come dovreste sapere anche che già dal 1978 lo SMAL(Servizio di Medicina Preventiva
per gli Ambienti di Lavoro) di Sesto denunciava in un rapporto inviato
all’Assessorato alla Sanità, all’Ufficiale Sanitario, all’Ispettorato del
Lavoro – ve ne mandiamo una copia – la pericolosità delle lavorazioni
effettuate nei reparti della Breda; lavorazioni che, oltre agli operai,
avvelenavano tutta la popolazione. Ma anche questa notizia voi giornalisti
avete contribuito a tenere nascosta.
Per vostra informazione, aggiungiamo due notizia più recenti:
Il P.M dott. Aprile, giudice che conduce l’inchiesta sule denunce presentate
dai famigliari dei morti, ci ha poche settimane fa confermato di aver iscritto
nel registro degli indagati sei ex dirigenti Breda; e di prevedere di chiudere
le indagini entro il mese di ottobre 1999, per aprire successivamente il
relativo processo.
Anche se a voi
sembrerà “francamente incredibile” siamo stati invitati ed abbiamo partecipato
alla Conferenza Nazionale sull’amianto per parlare del “caso Breda”; conferenza
che si è tenuta a Roma proprio in questi ultimi giorni, organizzata dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Concludiamo, comunicando anche a voi che noi siamo determinati ad ottenere
giustizia e verità: per essendo coscienti di andare contro interessi economici
giganteschi, perché la nostra battaglia è contro una società che mette il
profitto prima degli esseri umani, noi non ci arrendiamo. Per noi è più che mai
valido il contenuto della “nostra targa”, che qui riprendiamo, aggiungendovi
l’elenco dei 34 cognomi dei “nostri” morti. “A PERENNE RICORDO DI TUTTI I
LAVORATORI MORTI A CAUSA DELLO SFRUTTAMENTO CAPITALISTA ORA E SEMPRE
RESITENZA”.
Barichello,
Camporeale, Capobianco, Cattan, Cenci, Cerni, Crippa C, Crippa G, Damiani,
Daraio, Fabbri, Farina, Franceschini, Fretta, Froisio, Gambirasio, Lazzari,
Maggioni,, Mangione, Martini, Megna, Morano, Pettenon, Ratti, Rella, Rivolta,
Soldo, Spagna, Tortoriello, Trentin, Tricarico, Ventrella, Vignola, Zanetti.
Alcuni dei 200 soci del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di
Lavoro e nel Territorio c/o Centro di Iniziativa Proletaria, via Magenta 88 –
Sesto San Giovanni (02.26224099)
Seguono le firme:
Michele Michelino (ex operaio Breda Fucine, presidente del Comitato), Silvestro
Capelli (ex operaio Breda Fucine, malato di tumore), Giuseppe Gobbo (ex operaio
Breda Fucine, malato di tumore), Giambattista Tagarelli (ex operaio Breda
Fucine, oggi operaio Breda Energia, malato di tumore), Giuseppe Mastrandrea (ex
operaio Breda Fucine, malato di tumore), Ornella Mangione (figlia di Giancarlo,
ex operaio Breda, morto per mesotelioma), Luigia Zanovello (vedova di Luigi
Cattan, ex operaio Breda, morto per mesotelioma), Marco Megna (ex operaio
Breda, figlio di Biagio Megna, ex operaio Breda morto per tumore), Luigi
Consonni (ex operaio Breda), Massimo Leoni (ex operaio Breda Fucine) Pochi mesi
dopo, il 3 giugno 1999, anche Giambattista Tagarelli - uno dei fondatori del
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio –
muore, ucciso dall’amianto e dai dirigenti Breda.
NOTA. A oggi sono più di 150 i
lavoratori uccisi dall'amianto e dal profitto.
Dal libro: AMIANTO MORTI DI “PROGRESSO”
La lotta per la difesa della salute nelle fabbriche e nel territorio attraverso
le testimonianze degli operai, i documenti e gli atti processuali del Comitato
per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
https://www.resistenze.org/sito/ma/di/sc/mdscjd18-021455.htm »
Fonte:
https://www.facebook.com/michele.michelino.790/posts/553984239060348
Fabrizio Chiodo raccontato ai bambini
"C'era una volta un giovane scienziato ricercatore che si chiamava Fabrizio Chiodo; fin da piccolo è cresciuto con una certa visione del mondo. Infatti era un bimbo che non amava le ingiustizie né le disuguaglianze. E studiava, studiava, studiava. Un bel giorno è comparso in televisione, così tutti hanno saputo che offre il suo aiuto anche in una piccola isola che si chiama Cuba. Un piccolo Paese che ha saputo aiutarci, quando in tanti morivano da noi, per una malattia che colpiva soprattutto papà, mamme, nonne e nonni."
A mio figlio, che mi chiedeva dove si trovasse Cuba spiegai che è un'isola dei Caraibi, a circa 160 chilometri dalle coste della Florida, un po' come la distanza fra Milano e Genova. Ho anche detto al mio bimbo che la Florida fa parte degli Stati Uniti d'America e ho dovuto aggiungere che gli USA sono nemici di Cuba, per cui fanno mancare persino le siringhe, i respiratori, i quaderni per gli studenti oppure i giocattoli per i bimbi. Gli ho raccontato che "gli Stati Uniti arrivano a voler impedire che Cuba possa vendere e comprare liberamente ciò che le serve dagli altri Paesi".
A questo punto il piccolo mi ha chiesto: "gli Stati Uniti così grandi e forti vogliono vincere in questo modo?". Mi sono quindi impegnato in una lunga spiegazione, alla fine della quale il bimbo, poiché la fiaba riguardava Fabrizio Chiodo, mi ha espresso la sua convinzione dicendomi che Chiodo per lui è bravo. Alla mia richiesta del perché lo fosse, ha aggiunto: "perché è contro i prepotenti".
Gianni Rodari affermava che "nel Paese della bugia la verità è una malattia". Poiché con la guerra la prima a morire è la verità, mentre quella che rimane è la propaganda, devo dire che ho fatto bene a raccontare questa fiaba al mio bambino, per l'aiuto che Fabrizio Chiodo reca a Cuba.
Un genitore che si sforza di essere didattico-pedagogico,
agosto 2021
«Quando si conosce la storia in prima persona, ma si legge la testimonianza di un giovane esperto come il collaboratore dell'Istituto Finlay, Fabrizio Chiodo, si rinnova il sentimento di autostima nazionale. Consiglio di leggerlo.»
Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Presidente della Repubblica di Cuba
27 agosto 2021
A questo link
troverete la traduzione dell'articolo segnalato dal Presidente Miguel
Díaz-Canel. Trattandosi di una traduzione automatica compariranno imperfezioni
nel testo, che tuttavia non ne esce stravolto nel significato:
https://translate.google.com/translate?hl=it&sl=es&u=http%3A%2F%2Fwww.cubadebate.cu%2Fespeciales%2F2021%2F08%2F26%2Ffabrizio-vamos-a-ir-por-la-vacuna%2F&prev=search&pto=aue
il Ponte Morandi, il ministro Cartabia, la “sinistra”, il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi
Conseguentemente si sarebbe dovuta esprimere su come si sia potuti arrivare al punto in cui siamo giunti nel corso di decenni, nei quali Autostrade per l’Italia (che in seguito indicheremo come ASPI) si è dedicata esclusivamente al proprio tornaconto economico, assegnando dividendi che sono giunti a toccare un rendimento del 10% annuo, uno dei rendimenti più alti in assoluto. Cartabia a Genova non ha risparmiato le rassicurazioni al Comitato delle vittime del Morandi, promettendo che la giustizia farà il suo corso, nonostante vengano diffuse voci allarmanti quanto infondate circa il rischio di improcedibilità contenuto all'interno della sua Riforma. Viene in mente quando vogliono convincerti di qualcosa e tu, bambino, diffidi perché temi il peggio. E qui non si può non vedere come l’insieme della Magistratura sia fortemente contrario alla cosiddetta Riforma Cartabia, la quale andrà in discussione in Senato dopo la pausa estiva.
Cosa ha combinato la “sinistra”? Una radio che nella sua “Dichiarazione d’intenti” si definisce “indipendente”, al servizio della comunità, rifiutando di essere “megafono di chicchessia”, ha saputo essere così “democratica” e paladina dello Stato di Diritto da scagliarsi contro i "populisti", contro coloro che insomma, dopo la strage del Ponte Morandi (perché di questo si tratta anche se è un termine che non ricorre mai nei media), richiedevano a gran voce il ritiro della concessione autostradale al signor Benetton. Le condanne devono ancora arrivare, indubbiamente una strage c’è stata. La denuncia proveniente dalla radio era rivolta ai “populisti”, i quali invocando le condanne oltre al ritiro della concessione stavano contribuendo alla morte dello “Stato di Diritto”.
Siamo propensi a credere che il redattore della radio considerata di “sinistra”, “meticcia”, “equa e solidale” ed indipendentissima, non abbia avuto modo di parlare con Egle Possetti , Presidente del Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi, così come non deve aver parlato con l’associazione “Quelli del ponte Morandi” (circa 600 ex sfollati di via Fillak). Se l’avesse fatto probabilmente sarebbe stato un bene, beninteso non sotto il profilo etico ma sotto quello giornalistico. Non è da escludere che un incontro del redattore con l’associazione “Quelli del ponte Morandi” avrebbe potuto indurlo a maggior equilibrio e dunque a maggior cautela. Di seguito ci riallacceremo al discorso di Egle Possetti , Presidente del Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi.
Anche la signora Paola De Micheli, che al tempo del governo Conte II era ministro delle infrastrutture e dei trasporti, farebbe parte della cosiddetta “sinistra”. Ricordiamo ancora l’allarme che suscitò, nel luglio del 2020, sventolando un parere dell’Avvocatura dello Stato che preconizzava sfracelli se il Governo in cui stava, il quale proprio in quei giorni era impegnato nella negoziazione tesa a sottrarre la concessione autostradale ai Benetton, avesse proceduto al ritiro della concessione suddetta. La De Micheli estrasse dal cilindro una lettera dell’Avvocatura dello Stato, la quale sosteneva come ASPI avrebbe potuto richiedere allo Stato un indennizzo superiore ai 20 miliardi di euro: non fece bella figura. Oggi, nel 2021, sappiamo che Benetton ha avuto poco meno di 9 miliardi dallo Stato. Il parere dell’Avvocatura risaliva al febbraio 2020, l’estrazione della lettera dal cilindro avviene a metà luglio 2020, ben 5 mesi dopo, proprio nei giorni più critici della trattativa.
Diverso il discorso per il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi: nel discorso di Egle Possetti [1], Presidente del Comitato, vi è il dolore di chi ha perso una sorella, il cognato e i due nipoti. Egle Possetti descrive in modo non retorico ma molto sentito ed efficace quello che dovrebbe essere il vero ruolo dello Stato. Un ruolo severo, perché deve tutelare la “collettività” (è il termine da lei usato) da quella che viene da lei definita “vergogna”. Sostiene infatti che il contratto di concessione delle autostrade è da considerare nullo, forse è per questo che per lungo tempo quelle carte sono state tenute secretate. Definisce inoltre le pretese di ASPI “avide”, “prepotenti” e “presuntuose”. Secondo Egle Possetti se lo Stato non inviasse segnali forti ai suoi cittadini e non riuscisse a mettere nell’angolo ASPI, non risulterebbe credibile né educativo per i cittadini. Molto altro vi è nel suo discorso, tanto da sperare che il redattore della radio di “sinistra” di cui abbiamo parlato possa ascoltarlo. Se lo facesse rinverrebbe le ragioni che dovrebbero animare un giornalista “indipendente” per davvero.
Le concessioni autostradali, così come le ferrovie e altro ancora, sono da annoverare tra quelle “Alture Strategiche” delle quali lo Stato deve avere il controllo ed è tra i punti da definirsi irrinunciabili per uno Stato rivolto al progresso. Al contrario, e questa tragedia lo dimostra con chiarezza, si generano oligarchie prepotenti, avide e presuntuose, che sono contro il preminente interesse generale. E' questo un grande punto di programma politico da adottare risolutamente, difendendolo conseguentemente, spingendo in avanti fino al suo ottenimento.
In questa vicenda stanno una grande tragedia ed una politica di governo di fronte alle quali la cosiddetta “sinistra”, in tanti e tanti anni, è rimasta silenziosa rivelandosene complice.
La Casa Rossa, 16 agosto 2021
[1] Il discorso di Egle Possetti, Genova 14 agosto 2021
Il ricercatore del CNR Fabrizio Chiodo, Cuba e i vaccini
Qui di seguito un breve estratto dell'iniziativa promossa da Casa Rossa, tenutasi il 31 gennaio 2021, nella quale si sono trattati temi tutt'oggi molto dibattuti sul Covid-19 e le sue varianti.


